PRESENZE ALTO-ISONTINE

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La cultura generatrice dei preziosi manufatti appare collegata alla scuola di intagliatori e indoratori di altari di Kobarid-Caporetto, che dalla seconda metà del XVII secolo fino al primo quarto del XVIII diedero vita a un originale modalità espressiva, che giuocando sulle caratteristiche fisiche del legno proponeva forme di plasticismo ardito, sia nelle figure sia nella struttura, fenomeno che all'apice della sua evoluzione è stato anche definito come Knorpelwerk, ovvero lavorazione cartilaginosa.

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L'altare della Santissima Trinità nell'omonima chiesa a Kroglje, pur non essendo dorato se non in minima parte a differenza con quelli dell'alto Isonzo, indulge nella descrizione delle figure e dei loro sfondi, ottenendo risultati di forte espressività, ai limiti dell'umorismo, ricercando segni vivaci e tinte sgargianti, a livelli assai prossimi alla cultura di Caporetto. Sopra il gruppo con la Trinità era collocata un'Adorazione dei Magi in imago brevis, ora non più presente a causa di una deprecabile sottrazione.

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Un esemplare dorato è sito a nella chiesa S. Bartolomeo a Caresana, e si compone di una Madonna con Bambino, affiancata nelle nicchie laterali da San Rufino e da San Bartolomeo. Ai registri superiori Dio Padre s'affaccia da un quadrilobo e sulla sommità si erge Cristo Salvatore, entrambi attorniati da angeli. Pur nella compostezza formale i soggetti ripropongono espressioni naïve, soprattutto gli angeli, con gli zigomi rigonfi; tutte le figure sono vivacizzate dal rivestimento aureo, che s'increspa in molteplici giuochi di luce.

L'altare di S. Lorenzo si può ammirare in una chiesetta a Jezero, località sul margine superiore della Val Rosandra. L'equilibrio formale domina la scena, in cui la figura policroma del santo con la graticola s'inserisce entro un contesto di statue in bicromia: i Santi Gerolamo e Giusto al primo registro e la Madonna con angeli al registro superiore sono quasi un tutt'uno con la decorazione a festoni. La classicità compositiva sembra condurci lontano dalla maniera di Caporetto, sennonché tornano familiari l'intaglio della materia lignea e l'esuberanza espressiva.

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DETTAGLI:
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Conservati in luoghi di non facile accesso, meritano tuttavia attenzione tre altari tra la fine del XVII secolo e gli inizi del successivo, collocati nel territorio di Dolina, entro i confini del Comune S. Dorligo della Valle, il cui toponimo suggerisce immediatamente l'origine dalla chiesa parrocchiale S. Ulderico Vescovo.

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